Tre domande sul caso Alitalia
Oltre a Etihad, compagnia degli Emirati arabi, nella commedia Alitalia primi attori siete voi, imprenditori privati, banche, società della mano pubblica. A un cittadino come me viene voglia di farvi una domanda ciascuno. Prima però devo ricordare i conti della vostra società. di Riccardo Gallo
15 AGO 20

Oltre a Etihad, compagnia degli Emirati arabi, nella commedia Alitalia primi attori siete voi, imprenditori privati, banche, società della mano pubblica. A un cittadino come me viene voglia di farvi una domanda ciascuno. Prima però devo ricordare i conti della vostra società. Nata a inizio 2009, la nuova Alitalia aveva presentato un reddito operativo (risultato della gestione industriale) negativo e pari a meno 243 milioni nel 2009, meno 77 nel 2010, più 3 nel 2011. Aveva dunque raggiunto l’equilibrio economico operativo nel 2011, grazie a una gestione quasi miracolosa (i risultati netti, dopo gli interessi sul debito e dopo le tasse, ovviamente erano stati più negativi). Nel 2012, a causa dell’andamento del carburante, aumentò molto il costo variabile per unità di prodotto (qui si dice per “passeggero trasportato per chilometro operato”). Quest’aumento non poté essere ribaltato sulle tariffe perché il mercato è concorrenziale, quindi il margine di contribuzione unitario diminuì, il grado di riempimento medio degli aerei necessario all’equilibrio economico divenne (secondo i miei calcoli) superiore al 91 per cento, mentre quello effettivo fu pari a un pur ottimo 73 per cento. Per rimediare, si sarebbero dovuti tagliare i costi fissi (ammortamenti e costo del lavoro), ma gli ammortamenti non si possono toccare ed esuberi non ce n’erano, proprio perché la gestione era efficiente. Dunque? Dunque occorreva un’economia di scala, cioè una scala dimensionale della compagnia e un’offerta di trasporto molto maggiori per poter spalmare i costi fissi. In conclusione, nata a inizio 2009 con una gestione oculata ma con una strategia domestica e asfittica, la nuova Alitalia farebbe bene oggi a prendersi un partner come Etihad. Essendo però questo un extracomunitario, per mantenere la licenza, la regola è che il controllo azionario resti in mano a un azionariato europeo. Ora possiamo passare alle domande.
[**Video_box_2**]A voi azionisti imprenditori privati italiani di Alitalia chiedo: entrando Etihad, perché non partecipate con sincero e incondizionato slancio all’aumento di capitale, rilevando anche la quota delle banche? Forse perché siete di due categorie: 1) raccogliticci, entrati a suo tempo unicamente in cambio di favori promessi “una tantum” dal governo, e perciò siete contrari a ricapitalizzare dopo che i soldi da voi messi all’inizio sono stati bruciati dalle perdite; 2) grandi gruppi impigriti e interessati per lo più alla rendita dei quasi-monopoli purtroppo ancora esistenti in questo nostro povero paese (forse come favori vi furono promessi gli aumenti tariffari poi concessi nei vostri rispettivi core-business). Da voi imprenditori privati vorrei essere smentito con i fatti, non a parole, altrimenti, con tutto il rispetto, vi rivelate non veri attori, ma solo comparse.
[**Video_box_2**]A voi azionisti imprenditori privati italiani di Alitalia chiedo: entrando Etihad, perché non partecipate con sincero e incondizionato slancio all’aumento di capitale, rilevando anche la quota delle banche? Forse perché siete di due categorie: 1) raccogliticci, entrati a suo tempo unicamente in cambio di favori promessi “una tantum” dal governo, e perciò siete contrari a ricapitalizzare dopo che i soldi da voi messi all’inizio sono stati bruciati dalle perdite; 2) grandi gruppi impigriti e interessati per lo più alla rendita dei quasi-monopoli purtroppo ancora esistenti in questo nostro povero paese (forse come favori vi furono promessi gli aumenti tariffari poi concessi nei vostri rispettivi core-business). Da voi imprenditori privati vorrei essere smentito con i fatti, non a parole, altrimenti, con tutto il rispetto, vi rivelate non veri attori, ma solo comparse.
Alle banche chiedo: perché nel 2005 entraste nella vecchia Alitalia e, dopo un bagno di sangue, a fine 2008 entraste anche nella nuova Alitalia, arrivando addirittura a un ruolo di azionisti di riferimento, in un campo che non è il vostro? Proprio in anni in cui siete state accusate di non fare credito a imprese piccole o artigiane, causandone la chiusura? Perché dite che non siete più “banche di sistema” e invece siete sempre pronte e prone a perdere il capitale di rischio messo avventatamente, a rimettercelo e a rinunciare al credito sconsideratamente concesso? Perché? Di AirBerlin, partecipata tedesca di Etihad, banche e assicurazioni hanno solo il 5 per cento, mica il 33 per cento come voi.
A Poste Italiane chiedo: perché avete accettato di entrare nell’azionariato con quasi il 20 per cento, subendo la mortificazione della pietosa bugia delle sinergie tra posta e aerei Alitalia? Infine, al ministro Maurizio Lupi, di cui domenica ho apprezzato l’intervento per escludere il ritorno allo schema bad company-good company, con la prima foraggiata dal contribuente, chiedo: non le pare che si debba capovolgere il nesso causale, prima smetterla con ministri, sottosegretari, regioni, province che interferiscono per far sopravvivere questa o quella rotta aerea domestica minore e deficitaria, e solo dopo veri imprenditori privati potranno rischiare i loro soldi. Non le pare, ministro?
di Riccardo Gallo